LIGURIA

I MIGLIORI VINI

Il territorio della Liguria ha la forma di un arco che si estende tra la Toscana ed il confine francese, ed e' stretto tra il mare ed i monti immediatamente a ridosso regalando alla regione la tipica varieta' di vegetazione e clima che conosciamo.
Infatti nella zona costiera troviamo, i pini marittimi, le agavi, le palme ed il meraviglioso Promontorio di Portofino, mentre le zone collinari sono ricoperte dai boschi di castagni e faggi, fino ad arrivare alle zone montane con pini, abeti e larici.
E' proprio la zona collinare, quella dell' immediato entroterra, la piu' tipica della Liguria, ricoperta dagli olivi e dalla vite; dove il paesaggio e' movimentato dalle “fasce”, le tipiche terrazze coltivabili.
La Liguria quindi, grazie alla sua posizione geografica ed al suo clima mite, ha una buona tradizione vitivinicola dovuta soprattutto all' influenza del mare che, oltre a caratterizzare decisamente la sua produzione vinicola, la favorisce, sia nel turismo, che nella commercializzazione dei suoi vini.
Dal ritrovamento di alcuni antichi documenti si e' potuto affermare con certezza l'esistenza e la coltivazione della vite gia' durante l'Impero romano. Coltivazione che venne incrementata decisamente durante tutto il Medio Evo, periodo nel quale la vite si diffuse in tutta la regione. Ma gia' allora vi erano due aree significative per la qualita' della produzione: la zona intorno a La spezia, le conosciutissime cinque Terre, e la riviera di Ponente.
I vini liguri piu' conosciuti sono, nel Levante, il Cinque Terre ed il famossissimo Sciacchetrà, oramai rarissimo, mentre nel Ponente i piu' famosi e rinomati vini sono il Rossese di Dolceacqua, il Rossese della Riviera di ponente e l' Ormeasco, per i rossi, il Vermentino, il Pigato ed il Lumassina (o Mataòssu), per i bianchi.
La produzione Ligure di vino, comunque, non e' fatta di grandi quantitativi, in quanto i vigneti sono disposti sulle tipiche “fasce” a terrazze sostenute dai caratteristici muretti in pietra che dalle colline scendono lentamente e gradatamente fino al mare; disposizione che, anche se bella da vedere, rende assai difficile la raccolta delle uve, ma che dona ai vigneti le tipiche caratteristiche organolettiche dei vini liguri.

SCIACCHETRA'

 Viene prodotto nell' intero territorio delle Cinque Terre e si sviluppa sulle tipiche “fasce” terrazzate. E' composto da tre vitigni: Bosco per il 60%, Vermentino ed Albarola, per il rimanente 40%. Se ne producono due tipi : secco e passito.
La versione secca si ottiene utilizzando la fermentazione malolattica e la barrique; ha colore giallo paglierino carico, con profumi marini e note aromatiche che sprigionano sensazioni di freschezza.
La versione passita, data la bassissima resa per ettaro, che e' di soli 25 quintali; necessita di una scrupolosa lavorazione in cantina e di un lento affinamento in bottiglia. Si ottiene, pero', un vino che, nelle migliori annate, regge il confronto con i migliori passiti in commercio.
Alla degustazione si presenta di colore giallo ambrato, intenso con una vasta gamma di profumi che vanno dalla frutta secca all' albicocca, dal miele allo speziato; morbido, dolce e sicuramente fine ed equilibrato.

Rossese di Dolceacqua

E' un vino di colore rosso rubino intenso che, in giovane eta', puo' presentare alcuni riflessi violacei passando, dopo 3-4 anni, alla tonalita' granata.
E' fragrante e fruttato, persistente con profumo di rosa rossa, sentore di fragolina di bosco; al gusto e' morbido, abbastanza caldo, sapido, con un leggero retrogusto amarognolo.
Dopo alcuni anni i sapori tendono ad appiattirsi, ma la morbidezza rimane.
Viene prodotto in purezza o con un 5 % di uve rosse non aromatiche, si abbina molto bene con alcuni piatti regionali quali il coniglio alle erbette o le verdure ripiene alla genovese, ma si accompagna anche con anatra al forno al rossese, capretto in umido e formaggi poco stagionati.
La sua temperatura di servizio e' di 18° C , ed il periodo migliore per la sua degustazione e' quello che va fino al terzo anno di vita, anche perche' un invecchiamento superiore e'concesso solo al Dolceacqua Superiore che puo' essere immesso sul mercato solo dopo il 1° Novembre dell' anno successivo alla vendemmia.

Rossese della Riviera di Ponente

Ha colore rosso rubino chiaro, quasi scarico, profumi intensi e persistenti come la rosa rossa ed i frutti di bosco, con predominanza del lampone, da giovane presenta una certa vinosita', di sapore secco, caldo, discretamente sapido ma decisamente morbido; come il R. di Dolceacqua presenta un retrogusto leggermente amarognolo.
Viene prodotto con uve dell' omonimo vitigno con un 5% di altre uve rosse non aromatiche provenienti dalle province liguri; si abbina con i tipici ravioli alla genovese, trenette al ragout di carne ( il famoso “toccu” genovese), ma e' anche indicato con la tipica cima alla genovese e con altri tipici piatti della cucina ligure e nazionale.
Va servito alla temperatura di 16 – 17° C ed e' preferibile consumarlo in uno o due anni.

Ormeasco

Di colore rosso rubino intenso con unghia violacea che, con il tempo tende a diventare granata; fine, persistente ed abbastanza intenso dai profumi di viola, sentore di ciliegia matura, con l'invecchiamento marasca; alla gustativa e' secco, caldo, di buona morbidezza, tannico da giovane, poi tende a smorzare la propria tannicita', con retrogusto amandorlato, vino decisamente di corpo.
Le uve utilizzate sono quelle dell' omonimo vitigno, Ormeasco (sinonimo di dolcetto) per un 95%, mentre per il rimanente 5% vengono utilizzate uve a bacca rossa della provincia di Imperia;
si abbina con un piatto di polenta e salsiccia, coniglio in umido alla ligure (con olive e pinoli), porcini alla foglia e con formaggi teneri e giovani.
Va servito a 16-17° C che possono arrivare a 18-19° se invecchiato due o tre anni dove, peraltro, da la massima suddisfazione.
Pigato della riviera di Ponente
Presenta un colore paglierino scarico e, dopo il primo anno tende ad avere un' unghia giallo dorato; alla olfattiva si presenta fruttato, persistente ed abbastanza intenso, grazie ai profumi di pesca matura, alla nota di miele ed ad un leggero sentore tipico dei profumi del bosco; secco, morbido ed abbastanza caldo, persistente al gusto e di buona sapidita'.
Viene prodotto con uve Pigato in purezza e si accompagna con i ravioli di magro con condimento di burro e salvia, branzino al forno con olio di Imperia, e con altri piatti della nostra cucina mediterranea.
Va servito fresco, a 10-11° C, ed e' consigliabile consumarlo entro uno, massimo due anni.

Vermentino della riviera di Ponente

E' un bianco secco, forse il piu' conosciuto vino ligure; nel bicchiere si presenta di colore giallo paglierino, abbastanza persistente, dai profumi intensi di fiori di campo ed erbacei, con una nota di pesca gialla; secco, decisamente ma delicatamente morbido, di buona freschezza e sapidita', a volte un pochino caldo ma, comunque, di corpo.
Viene prodotto principalmente nelle province di Imperia e Savona con uve dell' omonimo vitigno, conosciuto anche con i nomi di Malvasia Grossa, Carbesso o Carbess.
I suoi abbinamenti piu' indicati sono quelli con gli antipasti di mare, pesce di lisca al forno (branzino, orata, pagaro), polpo con le patate, con i tipici pansotti con salsa di noci, e con altri piatti tipici della cicina Italiana ed internazionale.
Va servito ad una temperatura di 10-11° C e, preferibilmente, nel primo anno di vita.

Mataòssu (Lumassina)

E' un vino dal colore giallo paglierino, secco, con buona persistenza e dai sapori fragranti e leggeri di fiori bianchi di campo, profumi di susina gialla, al gusto si presenta intenso e persistente, di buona morbidezza e sapidita', abbastanza equilibrato, con una leggera nota asprigna.
Il Lumassina e' un vitigno che viene prodotto in un' area abbastanza circoscritta, tra l'entroterra di Noli e di Varigotti, dove viene “battezzato” con il nome di Mataòssu.
“acerbina” e' il significato del nome di questo tipico vitigno;
gli abbinamenti consigliati sono il tipico branzino, o spigola, alla ligure, con olive taggiasche e patate, ma anche la fragrante frittura di paranza del golfo savonese.
Viene servito fresco, alla temperatura di 10-11° C, e va degustato nei suoi primi due anni di vita.

DOCG = Denominazione di Origine Controllata e Garantita
DOC = Denominazione di Origine Controllata
IGT = Indicazione Geografica Tipica
DOP
= Denominazione di origine Protetta
IGP = Indicazione Geografica Protetta
STG = Specialità Tradizionale Garantita

Le DOC

  • line_weight CINQUE TERRE
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight CINQUE TERRE SCIACCHETRA’
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight COLLI DI LUNI
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight COLLINE DI LEVANTO
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight GOLFO DEL TIGULLIO
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight PORNASSIO / ORMEASCO DI PORNASSIO Rosso Passito Liquoroso
    Zone: Provincia di Imperia. Comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio dei comuni di Aquila d’Arroscia, Armo, Borghetto d’Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Ranzo, Rezzo, Pieve di Teco, Vessalico e, per il solo versante tirrenico, il territorio dei comuni di Mendatica, Cosio d’Arroscia e Pornassio in Valle Arroscia; l’intero territorio del comune di Molini di Triora in Valle Argentina ed il versante orograficamente ricadente in Valle Arroscia del comune di Cesio.
    Produzione: Ormeasco o Dolcetto 100%
  • line_weight PORNASSIO / ORMEASCO DI PORNASSIO Rosso Passito
    Zone: Provincia di Imperia. Comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio dei comuni di Aquila d’Arroscia, Armo, Borghetto d’Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Ranzo, Rezzo, Pieve di Teco, Vessalico e, per il solo versante tirrenico, il territorio dei comuni di Mendatica, Cosio d’Arroscia e Pornassio in Valle Arroscia; l’intero territorio del comune di Molini di Triora in Valle Argentina ed il versante orograficamente ricadente in Valle Arroscia del comune di Cesio.
    Produzione: Ormeasco o Dolcetto 100%
  • line_weight PORNASSIO / ORMEASCO DI PORNASSIO Rosso Superiore
    Zone: Provincia di Imperia. Comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio dei comuni di Aquila d’Arroscia, Armo, Borghetto d’Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Ranzo, Rezzo, Pieve di Teco, Vessalico e, per il solo versante tirrenico, il territorio dei comuni di Mendatica, Cosio d’Arroscia e Pornassio in Valle Arroscia; l’intero territorio del comune di Molini di Triora in Valle Argentina ed il versante orograficamente ricadente in Valle Arroscia del comune di Cesio.
    Produzione: Ormeasco o Dolcetto 95%, altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, racc./autor. provincia di Imperia
  • line_weight VALPOLCEVERA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight ROSSESE DI DOLCEACQUA / DOLCEACQUA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight RIVIERA LIGURE DI PONENTE
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight PORNASSIO / ORMEASCO DI PORNASSIO Rosso SCIAC-TRA
    Zone: Provincia di Imperia. Comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio dei comuni di Aquila d’Arroscia, Armo, Borghetto d’Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Ranzo, Rezzo, Pieve di Teco, Vessalico e, per il solo versante tirrenico, il territorio dei comuni di Mendatica, Cosio d’Arroscia e Pornassio in Valle Arroscia; l’intero territorio del comune di Molini di Triora in Valle Argentina ed il versante orograficamente ricadente in Valle Arroscia del comune di Cesio.
    Produzione: Ormeasco o Dolcetto 95%, altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, racc./autor. provincia di Imperia
  • line_weight PORNASSIO / ORMEASCO DI PORNASSIO Rosso
    Zone: Provincia di Imperia. Comprende i terreni vocati alla qualità dell’intero territorio dei comuni di Aquila d’Arroscia, Armo, Borghetto d’Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Ranzo, Rezzo, Pieve di Teco, Vessalico e, per il solo versante tirrenico, il territorio dei comuni di Mendatica, Cosio d’Arroscia e Pornassio in Valle Arroscia; l’intero territorio del comune di Molini di Triora in Valle Argentina ed il versante orograficamente ricadente in Valle Arroscia del comune di Cesio.
    Produzione: Ormeasco o Dolcetto 95%, altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, racc./autor. provincia di Imperia

L'Esperto consiglia

Chinotto di Savona

Un tempo in molti caffè italiani e francesi, sul banco di vendita, si poteva trovare un vaso dotato di un cucchiaino di maiolica e pieno di piccoli agrumi verdi immersi nel Maraschino: erano chinotti di Savona, famosi e unici per qualità, aroma e ottimi come digestivo. La pianta, sempreverde, è alta poco più di un metro e mezzo, ma sviluppa sui pochi rami un’incredibile quantità di frutti e di fiori. Nel periodo del raccolto, tra settembre e novembre, è possibile scorgere tra le foglie grappoli di chinotti, di piccole dimensioni e dal colore verde brillante che, col tempo, vira all’arancio. Il profumo che sprigionano è intenso e caratteristico, segno di una eccezionale serbevolezza, che ne consente la conservazione per periodi molto lunghi. Si coltiva solo nel territorio rivierasco da Varazze a Finale, ma è una pianta originaria della Cina. Intorno al 1500, un navigatore savonese la trapiantò sulla costa ligure e qui trovò un ambiente ideale che, nel tempo, ne avrebbe migliorato le qualità organolettiche. Il primo laboratorio di canditura in Liguria risale al 1877, quando la Silvestre-Allemand si trasferisce a Savona dalla città di Apt, nel sud-est della Francia, dove era attiva già dal 1780. I motivi di questo trasferimento in Italia furono certamente economici, ma anche legati alla maggiore ricchezza e varietà di coltivazioni di frutta sul territorio ligure. La varietà, acclimatatasi sulla riviera di Ponente, inoltre, si dimostrò più adatta alla trasformazione per via delle dimensioni ridotte, della buccia più spessa, resistente e profumata, e della maturazione precoce rispetto alle altre varietà. In pochi anni nacquero molti stabilimenti locali che, impiegando le tecniche introdotte dai francesi, affinarono l’arte della canditura, ponendo le basi di un’importante tradizione pasticciera. Verso la fine del 1800 a Savona fu fondata la “Società Cooperativa dei chinotti” che, sull’esempio delle Camere Agrumarie del sud Italia, provvedeva sia alla coltivazione che alla trasformazione e alla vendita dei frutti. Il periodo di più intensa attività dell’industria dei frutti canditi è quello a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La fortuna di questo prodotto continuò fino agli anni Venti, quando politiche economiche poco lungimiranti e un insolito succedersi di gelate invernali segnarono l’inizio della crisi. Una crisi che dura tutt’oggi: solo poche piante di chinotto sono coltivate ancora nel savonese e la conservazione della specie è affidata agli orti botanici e ai vivai. La procedura di lavorazione molto lunga e laboriosa, le minime quantità ormai disponibili di agrumi locali e una remunerazione finale non adeguata hanno causato l’abbandono di questo prodotto. L’obiettivo del Presidio è il recupero della coltivazione e il rilancio della canditura: un disciplinare rigoroso prevede l’utilizzo di materie prime di alta qualità e l’impiego di chinotti coltivati in loco.

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