PUGLIA

I MIGLIORI VINI

Il processo di riqualificazione e valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo senza uguali, attuata in questi ultimi anni grazie ai produttori e alle istituzioni locali, ha fatto sì che la Puglia riuscisse non soltanto ad incontrare i favori dei mercati internazionali, ma anche ad attrarre investimenti da parte di aziende del Nord Italia. Una vera e propria rinascita impensabile fino allo scorso ventennio, segnato da un imbottigliato molto limitato e dall'idea che i vini pugliesi potessero essere utilizzati prevalentemente come vini da taglio.
Stanchi di produrre vino da destinare alle distillerie e senza gli attesi riscontri economici, i produttori locali hanno capito che era necessario operare un investimento culturale, prima ancora che economico, che investisse l'intera filiera al fine di ottenere prodotti di grande qualità e personalità, non soltanto per quanto riguarda i rossi ed i bianchi, ma anche per i rosati locali di particolare piacevolezza. Non è stato un lavoro certamente facile, ma l'iniziativa di pochi ha ha dato il via ad una tendenza che oggi premia tutto il territorio.
Da circa un quinquennio poi, hanno preso vita una serie di progetti volti a dare una spinta ulteriore alla modernizzazione sia in vigna che in cantina. L'Associazione Regionale Produttori di Vino di Puglia, ad esempio, ha dato vita nel 2004 ad un progetto di promozione della qualità soprannominato "Menhir".

L'obiettivo di questa iniziativa è costruire e proiettare verso il futuro i vini della Puglia e del Salento, in particolare, fare degli stessi esempi di forza monolitica, solidità, storicità e innovazione. Il nome "Menhir", che definisce i monoliti di pietra grezza che indicano la storia millenaria di questa terra in epoche antiche e ricordano la forza e la solidità che resiste nel tempo e al tempo, è nato da questa visione. I punti di forza del progetto sono la ristrutturazione dei vigneti, la scelta di produrre meno di 80 quintali per ettaro con alta densità d'impianto e la cura rigorosa prestata ad ogni fase della produzione in vigna e del processo di trasformazione in cantina. Un lavoro paziente e tenace che ha lo scopo di acquisire la massima qualità nei vini pugliesi e, allo stesso tempo, valorizzare la potenzialità enologica della regione.

Gli elementi principali del mix che contribuisce a rendere unici i vini di questa terra – che si pone fra le zone più rilevanti d'Italia con circa sette milioni di ettolitri prodotti annualmente – sono le caratteristiche pedoclimatiche e l'utilizzo massiccio di uve da vitigni autoctoni.

Nonostante la percentuale dei vini a Denominazioni d'Origine sia solamente del 4% della produzione totale, le 25 DOC e le sei IGT regionali rappresentano un elemento di forza e di sviluppo per l'intero settore e contribuiscono alla promozione delle nove strade del vino, che sono collegate alle risorse turistiche ed ambientali del territorio. Le DOC risultano diffuse su tutto il territorio regionale che si può suddividere in quattro macro-zone: Daunia, Terra di Bari, Salento e Tarantino. Dal punto di vista ampelografico occorre sottolineare il cambiamento produttivo attuato dagli operatori locali nei confronti dei vitigni autoctoni, considerati non solo in grado di garantire ottima qualità, ma anche di differenziare il prodotto a livello nazionale ed internazionale.
Tra le varietà a bacca nera spiccano per fama consolidata il Primitivo, il Negro Amaro (talvolta chiamato Negramaro) , il Nero di Troia, la Malvasia Nera, l'Aglianico, il Susamaniello (noto anche come Somarello Rosso), il Bombino Nero e l'Aleatico. Fra quelle a bacca bianca il Fiano, la Falangina, il Bianco d'Alessano, l'Impigno e la Verdeca.

Aleatico di Puglia

DOC dal 1973 che copre l'intera regione di Puglia.
Prodotto con l'omonimo vitigno attraverso l'appassimento delle uve, nelle tipologie dolce naturale, liquoroso dolce naturale con invecchiamento di 2 anni, e riserva con invecchiamento di 3 anni.
Oltre all'Aleatico sono compresi i vitigni: Malvasia nera, Negroamaro e Primitivo.
Ottimo a fine pasto con la tipica pasticceria pugliese, o come vino da meditazione.

Alezio

DOC dal 1983 che ricopre il territorio in provincia di Lecce dei comuni di Alezio, Sannicola e parte di Galatina e Tuglie.
Il vino viene prodotto nelle tipologie: rosato, rosso e riserva (con invecchiamento di 2 anni) con i vitigni: Negroamaro (80%), il restante con Malvasia Nera di Lecce, Sangiovese e Montepulciano in percentuali variabili.
L'abbinamento del rosso è consigliato con paste al ragù e carni bianche, il riserva con arrosti e capretto al forno; mentre il rosato, più leggero, è consigliato con uova e salumi.

Brindisi

DOC dal 1979 che ricopre il territorio di Brindisi e Mesagne.
Il vino viene prodotto nelle versioni rosato, rosso e rosso riserva (invecchiamento 2 anni) con uve: Negroamaro (70%), il restante composto da Malvasia nera di Brindisi, Sussumaniello, Montepulciano e Sangiovese che però non può superare il 10%.
Il rosso, che presenta un retrogusto un po' amarognolo, è consigliato con carni bianche e formaggi stagionati; il "riserva" con arrosti e formaggi più forti; il rosato con minestre e formaggi freschi.

Cacc'e' mmitte di Lucera

DOC dal 1975 che ricopre i comuni in provincia di Foggia: Lucera, Troia e Biccari.
Il vino viene prodotto nella versione rosso con uve di Uva di Troia (35-60%), con aggiunta di Sangiovese e Malvasia nera di Brindisi (25-35%) e per il resto Trebbiano Toscano, Malvasia del Chianti e Bombino Bianco.
Questa è una DOC particolare che nel suo nome racchiude la tecnica di produzione. Infatti questo vino, da bere giovane, viene fatto in maniera artigianale utilizzando i "palmenti", che sono dei fabbricati dove avviene la vinificazione. Con i criteri del frantoio, ogni produttore porta le sue uve e aspetta il suo turno per la vinificazione, senza però interrompere il ciclo di produzione.

Castel del Monte

DOC riconosciuta dal 1971, legata al personaggio storico Federico II di Svevia. Comprende il territorio del comune di Minervino Murge e parte dei comuni di Andria, Corato, Trani, Ruvo, Terlizzi, Bitonto, Paolo del Colle e Toritto.
Molte sono le tipologie che rientrano sotto questa DOC e i vitigni che le caratterizzano sono: Pampanuto, Chardonnay, Sauvignon, Bombino Bianco, Bombino Nero, Pinot nero, Aglianico, Uva di Troia.

Copertino

DOC dal '76 che ricopre la zona in provincia di Lecce, dei comuni di Copertino, Arnesano, Carmiano, Monteroni e parte del territorio di Galatina e Lequile.
Il vino viene prodotto nelle versioni rosato, rosso e rosso riserva (invecchiamento di 2 anni) con uve: Negroamaro (70-100%9) con possibilità di inserimento di Malvasia nera di Brindisi e Lecce, Montepulciano e Sangiovese che può contribuire per un max di 15%.
Per quanto riguarda l'abbinamento, il rosato è consigliato con formaggi freschi, funghi e pesce magro in umido, mentre la versione rosso con formaggi stagionati, minestre asciutte e carni bianche.

Galatina

La più giovane della Puglia, è la DOC riconosciuta nel 1997, comprendente il territorio in provincia di Lecce, nei comuni di Galatina, Aradeo, Seclì, Cutrofiano, Neviano, Collepasso e Sogliano Cavour.
Viene prodotto nelle tipologie: bianco secco e frizzante con lo Chardonnay; rosato, rosato frizzante, rosso e rosso novello con Negroamaro per il 65% e altri vitigni raccomandati e autorizzati nella provincia di Lecce.
Il Galatina Negroamaro fatto con l'85% del vitigno omonimo e invecchiato per 2 anni, si fregia dell'appellativo "riserva".

Gioia del Colle

DOC dal 1987 che ricopre il territorio di Gioia del Colle in provincia di Bari e una vasta area comprendente numerosi comuni nella parte centrale della provincia.
Ne esistono diverse versioni: bianco, con uve di Trebbiano Toscano (50-70%); rosso e rosato con uve Primitivo (50-60%), Malvasia Nera, Montepulciano, Sangiovese e Negroamaro; rosso riserva con uve Primitivo in purezza e invecchiamento di 2 anni; aleatico con Aleatico all'85% più Primitivo, Malvasia nera, Negroamaro, che si fregia dell'appellativo "riserva" se invecchiato 2 anni.
Diffuso in questa zona è anche lo Zinfandel che presenta molte somiglianze con il Primitivo.

Gravina

DOC dal 1983 che ricopre i comuni di Gravina, Poggiorsini e parte dei comuni di Spinazzola e Altamura.
E' una DOC bianca che utilizza uve Malvasia del Chianti (40-60%), Greco di Tufo e Bianco d'Alessano (35-60%) con possibilità di inserimento di Trebbiano Toscano, Bombino Bianco e Verdeca. Se ne produce anche una versione "spumante".
Particolarità di questo territorio è il terreno ciottoloso, ricco di scheletro, simile a quello della zona Grave in Friuli.

Leverano

DOC dal 1979 che ricopre il comune di Leverano in provincia di Lecce e parte dei comuni di Arnesano e Copertino.
Le tipologie sono: bianco, anche vendemmia tardiva, con Malvasia bianca con possibilità di inserimento di Bombino Bianco; rosato e rosso con vitigno Negroamaro (65-100%) e Malvasia nera di Lecce, Sangiovese, Montepulciano e Malvasia bianca non superiore al 10%. Per la versione rosso "riserva" occorre un invecchiamento di minimo 2 anni.

Lizzano

DOC accordata nel 1988 che ricopre il territorio in provincia di Taranto dei comuni di Lizzano e Faggiano.
La versione bianca è prodotta con Trebbiano toscano (40-60%), Chardonnay, Pinot bianco, Malvasia bianca lunga, Sauvignon e Bianco d'Alessano. Ed è abbinabile con formaggi teneri, uova e zuppe leggere bianche e di pesce.
Le versioni rosato, rosso e superiore comprendono, in percentuali variabili, i vitigni: Negroamaro, Montepulciano, Sangiovese, Pinot nero, Bombino nero, Malvasia nera di Lecce.
Il Lizzano Malvasia nera, nella versione anche "superiore", richiede l'impiego di Malvasia nera di Brindisi e/o Malvasia di Lecce per almeno l'85%, ed è consigliato con formaggi affumicati e carni al forno.

Locorotondo

DOC dal 1969 che ricopre il territorio in provincia di Brindisi dei comuni di Locorotondo, Cisternino e alcune zone del comune di Fassano.
Rappresenta il vino bianco più bevuto della Puglia e facilmente reperibile anche in altre regioni; viene prodotto con Verdeca per 50-65% , Bianco d'Alessano per 35-50% e possono concorrere Fiano, Bombino e Malvasia Toscana. Anche nella versione spumante.
Viene abbinato a primi piatti leggeri e formaggi teneri e delicati.

Martina Franca o Martina

DOC dal 1969 che ricopre i comuni di Martina Franca, Alberobello e parte di Ostuni e Ceglie Messapica.
Prodotto anche nella versione spumante, è un vino bianco proveniente da Verdeca (50-65%), Bianco d'Alessano (30-50%) e minime percentuali di Fiano, Bombino e Malvasia Toscana.

Matino

DOC nata nel 1971 nella penisola Salentina, la più orientale d'Italia. Ricopre il comune di Matino e parte dei comuni di Gallipoli, Parabita, Alezio, Tuglie, Taviano e Casarano.
Si producono le versioni rosato e rosso con Negroamaro, con possibilità di inserimento di Malvasia nera e Sangiovese.

Moscato di Trani

DOC riconosciuta nel 1974 relativa al comune di Trani e una vasta aera attorno alla provincia di Bari e Foggia.
E' un vino bianco dolce naturale, anche liquoroso, prodotto con leggero appassimento in vigna e blocco della fermentazione, delle uve Moscato bianco (localmente chiamato Moscato di Trani o Moscato Reale) che si sposa bene con la pasticceria locale, specialmente quella secca con mandorle.

Nardò

DOC dal 1987 comprendente i comuni di Nardò e Porto Cesareo in provincia di Lecce.
Nelle versioni rosato, rosso, anche riserva se invecchiato per più di 2 anni, viene prodotto con uve di Negroamaro per l'80% e possono concorrere anche Malvasia nera di Brindisi, Malvasia nera di Lecce e Montepulciano.

Orta Nova

DOC riconosciuta dal 1984 che ricopre il territorio in provincia di Foggia, dei comuni di Orta Nova, Ordona e parte di Ascoli Satriano, Manfredonia e Carapelle. Vino rosato e rosso prodotto con Sangiovese al 60% e il rimanente con Uva di Troia, Montepulciano, Lambrusco Maestri, e Trebbiano toscano.

Ostuni

DOC dal 1972 che ricopre il territorio in provincia di Brindisi, dei comuni di Ostuni, Carovigno, S.Michele Salentino, San Vito dei Normanni.
Esistono due tipologie: l'Ostuni bianco prodotto con Impigno (50-85%), Francavilla (15-50%), e possono concorrere Bianco d'Alessano e Verdeca; l'Ostuni Ottavianello rosato, prodotto con Ottavianello (85-100%) con possibilità di inserimento di Negroamaro, Sussumaniello, Notardomenico.

Primitivo di Manduria

DOC riconosciuta dal 1974 che ricopre numerosi comuni di provincia di Taranto e alcuni in provincia di Brindisi.
Il vino ottenuto con Primitivo al 100%, è prodotto nelle versioni: rosso, dolce naturale, dolce naturale liquoroso e liquoroso secco.

Rosso Barletta

DOC dal 1977 che ricopre il territorio dei comuni di Barletta, Trinitapoli, San Ferdinando e parte di Adria e Trani.
Il vino è rosso prodotto con Uva di Troia (70-100%) e Montepulciano, Sangiovese e Malbek quest'ultimo nella misura non superiore del 10%. Può avere la menzione "invecchiato" se ha più di 2 anni e ha passato un anno in botte.
Accompagna bene primi piatti al ragù e carni rosse.

Rosso Canosa

DOC dal 1979 che ricopre il comune di Canosa di Puglia in provincia di Bari.
E' preparato nella tipologia rosso con Uva di Troia (65%), Montepulciano e Sangiovese. Se invecchiato per più di 2 anni, di cui uno in legno, ha la menzione "riserva".

Rosso Cerignola

DOC dal 1974 dei comuni di Cerignola, Stornara e Stornarella in provincia di Foggia.
Prodotto nella versione rosso con Uva di Troia (55%), Negroamaro (15-30%), Sangiovese, Barbera, Montepulciano, Malbek e Trebbiano toscano. Ha la dicitura "riserva" se invecchiato 2 anni in botti di legno.

Salice Salentino

DOC riconosciuta nel 1976 che ricopre l'intero territorio dei comuni, in provincia di Lecce, di Salice Salentino, Veglie e Guagnano e, in provincia di Brindisi, di San Donaci e San Pancrazio Salentino.
Sono previste sei tipologie:
- bianco (Chardonnay),
- Pinot bianco anche spumante (Pinot bianco, Chardonnay e Sauvignon),
- Rosato e rosso anche riserva se invecchiato per più di 2 anni (Negroamaro, Malvasia nera di Brindisi, Malvasia nera di Lecce) ,
- Aleatico dolce e liquoroso (Aleatico, Negroamaro, Malvasia nera, Primitivo).

San Severo

DOC riconosciuta nel 1968 relativo all'intero territorio di San Severo, Torrenaggiore e San Paolo Cividade in provincia di Foggia.
Prodotto nelle tipologie:
- bianco anche spumante con Bombino bianco (40-60%), Trebbiano toscano (40-60%), con possibilità di inserimento di Malvasia bianca e Verdeca.
- Rosato e rosso con Montepulciano d'Abruzzo (70-100%) e Sangiovese (30%).

Squinzano

DOC riconosciuta dal 1976 che copre il territorio in provincia di Lecce relativo ai comuni di Squinzano, Torchiarolo, Novoli San Pietro Vernotico e parte dei comuni di Cellino San Marco, Trepuzzi, Campi Salentina e Surbo.
E' prodotto nelle versioni rosato, rosso e rosso riserva se invecchiato 2 anni di cui 6 mesi in botti di legno.
Le uve di provenienza sono: Negroamaro (70-100%), Malvasia di Brindisi e Lecce (30%), Sangiovese (15%).
Si accompagna a zuppe di pesce, frittate e formaggi mediamente stagionati.

DOCG = Denominazione di Origine Controllata e Garantita
DOC = Denominazione di Origine Controllata
IGT = Indicazione Geografica Tipica
DOP
= Denominazione di origine Protetta
IGP = Indicazione Geografica Protetta
STG = Specialità Tradizionale Garantita

Le DOC

  • line_weight ALEATICO DI PUGLIA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight ALEZIO
    Zone:
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  • line_weight BRINDISI
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  • line_weight CACC’E MMITE DI LUCERA
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    Produzione:
  • line_weight CASTEL DEL MONTE
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  • line_weight COPERTINO
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  • line_weight GALATINA
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  • line_weight GIOIA DEL COLLE
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  • line_weight LEVERANO
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  • line_weight LIZZANO
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  • line_weight LOCOROTONDO
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight MARTINA FRANCA / MARTINA
    Zone:
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  • line_weight MATINO
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight MOSCATO DI TRANI
    Zone:
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  • line_weight NARDO’
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight ORTA NOVA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight OSTUNI
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight PRIMITIVO DI MANDURIA
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    Produzione:
  • line_weight ROSSO BARLETTA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight ROSSO CANOSA
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  • line_weight ROSSO DI CERIGNOLA
    Zone:
    Produzione:
  • line_weight SALICE SALENTINO
    Zone:
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  • line_weight SAN SEVERO
    Zone:
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  • line_weight SQUINZANO
    Zone:
    Produzione:

L'Esperto consiglia

Cipolla rossa di Acquaviva

“Il suolo è fertilissimo in olio, grano, anice, comino, mandorle, biade e legumi. Vuolsi notare che fra i ricolti, onde maggiormente si avvantaggia la classe agricola è quello delle cipolle, ricercatissime anche da lontane regioni, essendo prodotto speciale di una parte di questo suolo, che le rende preferibili a quante ne producono altri terreni”. Questo passo è tratto da un testo del 1875 – Storia della Chiesa Palatina di Acquaviva delle Fonti dal 1779 al 1875 – ed è una preziosa testimonianza della vocazione agricola del piccolo centro pugliese. Il suo nome, Acquaviva delle Fonti, è legato all’ampia disponibilità di acqua dolce, che sgorga limpida da una falda sotterranea perenne. Accanto a questo elemento, vi è poi la qualità dei terreni di questo angolo di Puglia: terreni ben drenati ed aerati, profondi, ricchi in potassio, con un impasto medio, tendente a limoso. Caratteristiche ideali per la coltivazione della cipolla, al punto che il bulbo coltivato in questi terreni, già nel corso dell’800, era apprezzato e scambiato anche su mercati extra-regionali. Rinomata per la sua dolcezza, la cipolla di Acquaviva è riconoscibile anche per la tipica forma appiattita: un grosso disco dello spessore di 2-3 centimetri, larga fino ad una spanna, e con un peso di circa 500 grammi. Il suo colore sta tra il rosso carminio e il violaceo e si schiarisce, verso l’interno, sino a divenire completamente bianca. La coltivazione avviene nel rispetto della tradizione antica e in modo del tutto naturale. E’ seminata in settembre, a luna calante, e raccolta dai primi giorni di luglio sino ad agosto. La coltivazione della cipolla d’Acquaviva è limitata al territorio del Comune: la superficie investita è calata negli ultimi anni e la resa media per ettaro è molto inferiore alla media nazionale, 200 quintali contro i circa 300 della media nazionale. La ragione sta, in parte, nelle caratteristiche intrinseche della varietà, in parte, nel tipo di coltivazione che rimane in gran parte manuale. Mantenendo al minimo gli interventi di tipo chimico, si rende necessaria una dose supplementare di lavoro in campo: le sarchiature e le scerbature (operazioni di diserbo manuale dei filari) devono essere frequenti e questo si riflette anche sul costo del prodotto finale. Il Presidio lavora perché la cipolla di Acquaviva torni ad essere conosciuta ed apprezzata anche sui mercati nazionali, e possa spuntare un prezzo finalmente remunerativo delle fatiche dei suoi coltivatori.

Scopri le caratteristiche dei
prodotti tipici di questa regione
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