Vino Santo Trentino

Caratteristiche e dettagli

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Già nel secolo XVII un cronista del Concilio di Trento definisce i vini di Castel Toblino «rari, amabili e pettorali». I conti Wolkenstein, proprietari del Castello, continuano a produrre questo vino passito che, in epoca asburgica, è apprezzato soprattutto sui mercati austriaco e tedesco (quando il Trentino era ancora sotto la dominazione austriaca). Alla fine della prima guerra mondiale, con la caduta dell’Austria, crolla anche il mercato e per il Vino Santo inizia un periodo di decadenza. Oggi la situazione è aggravata dalla tendenza a impiantare vitigni internazionali (chardonnay, pinot) preferiti dal mercato a scapito di quelli tradizionali, come la nosiola, che rischia addirittura di scomparire. Solo la tenacia di alcuni produttori mantiene in vita questa antica tradizione.
Il Vino Santo Trentino si ricava esclusivamente dal vitigno autoctono nosiola (coltivato su circa 110 ettari che rappresentano l’1,5% della produzione di uva trentina) che ha trovato la sua zona di elezione nella Valle dei Laghi. Per produrlo si utilizzano i grappoli spargoli (quelli con acini radi) provenienti da vecchi vigneti posti in pochi e distinti appezzamenti, i soli che permettono il lunghissimo appassimento (solo il 10% dei vigneti di nosiola della Valle dei Laghi è ritenuto idoneo dai produttori per l’appassimento, quindi poco più di 10 ettari complessivi in tutto per i cinque produttori esistenti). I grappoli ben maturi, raccolti tardivamente, sono stesi su graticci detti arele e collocati sulle soffitte. La costante ventilazione è garantita tutto l’anno dalla cosiddetta “ora del Garda”, il caratteristico e celebre vento utilizzato dai velisti nel vicino lago di Garda.
L’appassimento si protrae per oltre cinque o sei mesi, fino alla Settimana Santa (di qui il nome). La muffa nobile, botrytis cinerea, si sviluppa esclusivamente all’interno dell’acino accentuandone la disidratazione, e con l’azione combinata del tempo e del vento, provoca un calo dell’80% e oltre. Il che significa che da 100 chili di uva nosiola fresca si ottengono appena 15, 18 litri di mosto di Vino Santo. Terminata la pigiatura, il mosto è travasato in piccole botti di rovere dove inizia la fermentazione naturale che, per l’elevatissima concentrazione degli zuccheri, procede molto lentamente: per almeno sei, otto anni. Dopo l’imbottigliamento ricomincia la vita di questo vino, che si protrae oltre i cinquant’anni.
Nell’aprile del 2002 è nata l’Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino Doc, che riunisce i sei produttori.

Un tempo il Vino Santo era considerato una sorta di medicinale: corroborante e rinforzante nelle diete dei convalescenti. Oggi può essere a pieno titolo considerato “il passito dei passiti”: nessun altro vino, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo. Secondo la tradizione si abbina ai dolci tipici trentini: la torta di fregoloti o lo strudel di mele renette. Si esalta al meglio in accostamento con i formaggi erborinati quali Gorgonzola naturale, Stilton e francesi (Blue d’Auvergne e Roquefort) ed è perfetto con il patè di foie gras.

Presidio sostenuto da
Provincia Autonoma di Trento, Trentino Spa
Responsabile del Presidio
Carlo Bleggi, tel. 340 6282882 &ndash
cableggi@tin.it

Zone di produzione:  Valle dei Laghi: comuni di Calavino, Cavedine, Lasino, Padergnone, Vezzano (provincia di Trento)

Classificazione: 

DOP = Denominazione di origine Protetta
IGP = Indicazione Geografica Protetta
STG = Specialità Tradizionale Garantita

Descrizioni ed informazioni tratte da Slowfood, Qualivita, Agraria.org

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