EMILIA ROMAGNA

I MIGLIORI VINI

L'Emilia-Romagna è tra le prime 4 regioni più prolifiche come produzione di vino in bottiglia (con Veneto, Piemonte, Toscana, mentre Puglia e Sicilia primeggiano per produzione di vino sfuso), siamo intorno al 10% del totale italiano.

La DOC COLLI PIACENTINI è la continuazione geografica del Monferrato e dell'Oltrepò Pavese con i quali condivide i vitigni CROATINA (BONARDA) e la BARBERA i quali danno origine a diverse versioni di cui la più famosa è il GUTTURNIO. Siamo entrati nella cintura territoriale dei vini frizzanti che qui si definiscono "mossi".
Altre due espressioni caratteristiche della zona sono i bianchi TREBBIANINO VAL TREBBIA e MONTEROSSO VAL D'ARDA nel cui uvaggio partecipano soprattutto i vitigni MALVASIA DI CANDIA, ORTRUGO (in dialetto vuol dire "altra uva") e TREBBIANO ROMAGNOLO. Anche per il Trebbiano esiste una contesa con un'altra regione sulle origini del nome, ma la presenza del fiume Trebbia sembra dare ragione all'Emilia rispetto all'Abruzzo. Essendo in una zona pianeggiante c'è una grossa facilità di produzione per cui ancora non viene privilegiata la qualità.

La zona tra Parma, Reggio Emilia e Modena costituisce la patria del LAMBRUSCO. Forse la maggiore produzione si trova nella DOC REGGIANO dove abbiamo diverse tipologie di Lambrusco quali MAESTRI - MARANI - MONTERICCO - SALAMINO con aggiunta di ANCELLOTTA. Negli anni '80 partivano per l'America due navi container piene di Lambrusco Reggiano delle Cantine Riunite: all'arrivo il vino veniva messo in lattina e commercializzato con il nome di "Red-Cola". I più grandi importatori erano i fratelli Mariani i quali con i proventi della vendita del Lambrusco hanno acquistato a Montalcino: sono gli attuali proprietari di Villa Banfi. In un certo senso si può affermare che il successo attuale in America per il Brunello è stato finanziato dai proventi della vendita del Lambrusco…

In provincia di Modena esistono altre 3 DOC legate a cloni del Lambrusco:
· LAMBRUSCO DI SORBARA
· LAMBRUSCO GRASPAROSSA DI CASTELVETRO
· LAMBRUSCO SALAMINO DI S.CROCE
Anche se quello di Grasparossa comincia ad essere un po' più strutturato per la presenza di zone collinari, questi vini non hanno la pretesa di essere grandi anche se la ricca gastronomia del luogo (salumi, bolliti, ecc.) è di assoluto livello e si sposa con la genialità di questi prodotti.

Andando verso la costa entriamo in Romagna e incontriamo la prima e unica DOCG regionale, ALBANA DI ROMAGNA: prende il nome dal vitigno ALBANA ed è presente nelle versioni secco, amabile, dolce, passito. Questo vino purtroppo è ancora troppo legato ad una dozzinalità di fondo per la grossa resa per ettaro. La produzione più interessante è comunque quella passita. Al di fuori della DOCG esiste una DOC che prevede la versione spumante, la ROMAGNA ALBANA SPUMANTE.

La DOC TREBBIANO DI ROMAGNA va da Bologna a Ravenna ed è caratterizzata dall'omonimo vitigno TREBBIANO ROMAGNOLO, forse il più produttivo al mondo (es: UGNI BLANC per Cognac e Armagnac).

Altra DOC conosciuta è la PAGADEBIT DI ROMAGNA. Questo nome deriva da un'uva molto produttiva e costante, il BOMBINO BIANCO, che veniva usata dai contadini per pagare i debiti in caso di difficoltà. Viene prodotto soprattutto in versione frizzante. Vale la pena di menzionare il SANGIOVESE DI ROMAGNA DOC da uve SANGIOVESE, ed in particolare la produzione della Comunità di S.Patrignano che imbottiglia il vino AVI (dedicato a Vincenzo Muccioli).

Andando verso Nord tra le province di Ravenna e Ferrara, nella zona di Comacchio troviamo la DOC BOSCO ELICEO con prevalenza di MERLOT e FORTANA dove si fanno vini beverini che sposano la cucina a base di pesce di acqua dolce (es: anguilla).

Tornando verso Bologna ci imbattiamo nella DOC COLLI BOLOGNESI dove c'è un'azienda importante, la Terre Rosse di Enrico Villania, la prima a fare in Italia un CABERNET SAUVIGNON in assoluta purezza, prima ancora del Sassicaia. Per quanto riguarda i bianchi, oltre ai già citati ALBANA e TREBBIANO ROMAGNOLO in questa zona è utilizzato un altro vitigno locale, il PIGNOLETTO.

DOCG = Denominazione di Origine Controllata e Garantita
DOC = Denominazione di Origine Controllata
IGT = Indicazione Geografica Tipica
DOP
= Denominazione di origine Protetta
IGP = Indicazione Geografica Protetta
STG = Specialità Tradizionale Garantita

Le DOC

  • line_weight BIANCO DI SCANDIANO
    Zone: Albinea, Casalgrande, Castellaro, Reggio Emilia, Scandiano, Viano
    Produzione:
  • line_weight LAMBRUSCO REGGIANO
    Zone: Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Cadelbosco di Sopra, Campagnola, Casalgrande, Castelnovo di Sotto, Cavriago, Correggio, Fabbrico, Gualtieri, Montecchio, Novellara, Reggio Emilia, Quattro Castella, Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, San Martino in Rio, Sant'Ilario d'Enza, Scandiano
    Produzione:
  • line_weight SANGIOVESE DI ROMAGNA
    Zone: Comprende vari comuni delle province di Bologna, Forlì, Ravenna, Rimini
    Produzione:
  • line_weight SANGIOVESE DI ROMAGNA NOVELLO
    Zone: Comprende vari comuni delle province di Bologna, Forlì, Ravenna, Rimini
    Produzione:
  • line_weight SANGIOVESE DI ROMAGNA SUPERIORE
    Zone: Comprende vari comuni delle province di Bologna, Forlì, Ravenna, Rimini
    Produzione:
  • line_weight ALBANA DI ROMAGNA DOLCE/AMABILE
    Zone: Provincia di Bologna, Forli', Ravenna e Cesena
    Produzione: albana 100%

L'Esperto consiglia

Raviggiolo dell'Apennino tosco-romagnolo

Questo raro latticino, prodotto in alcune vallate dell'Appennino romagnolo con latte vaccino crudo e caglio, senza rompere la cagliata, ma solo scolando la massa e salandola in superficie, ha secoli di storia. Se ne trova notizia in documenti risalenti al Rinascimento. La prima citazione è datata 1515: in quell'anno il Magistrato Comunitativo della terra di Bibbiena portò in dono a papa Leone X raviggioli presentati in un canestro e ricoperti di felci. Pellegrino Artusi, ne La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, indica il “cacio raviggiolo” come ingrediente per i cappelletti all'uso di Romagna. Oggi, nelle vallate forlivesi di Montone, Rabbi, Bidente e Savio (in parte all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna), alcuni casari producono ancora il Raviggiolo con latte crudo ma, a causa della sua ridotta conservabilità (non più di quattro giorni) si può trovare solo nei mesi compresi fra ottobre e marzo. È un formaggio di consistenza leggermente burrosa, a pasta bianca, tenera, dal sapore molto delicato, quasi dolce. Ha una forma circolare di circa 20, 25 centimetri di diametro e uno scalzo variabile fra i due e i quattro centimetri. Solitamente si presenta adagiato su rametti di felce maschio. Il Presidio è nato per salvaguardare la produzione di Raviggiolo a latte vaccino crudo e per distinguerlo da quello omonimo toscano: sul versante casentinese dell'Appennino, come in tutta la Toscana, il Raviggiolo si produce, solitamente su richiesta, con latte di pecora.

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