LA SCELTA DEI VINI



Il quinto quarto

casale del giglio, falesco, mottura, marco carpineti

Le eccellenze del Lazio

La  selezione dei vini del ristorante “il Quinto Quarto” offre un’accurata proposta di etichette che a nostro avviso sono riuscite ad esprimere più di altre il legame tra territorio e vino.
Legame trasmesso dagli antichi Etruschi che cominciarono a coltivarla nel viterbese e che ebbe la sua massima espressione durante l’Impero Romano.
Dai colli di origine vulcanica intorno ai Castelli Romani, la vite trovava il suo habitat ideale ed ispirava i carmi di Tibullo, Orazio e Catullo: era un vino però poco apprezzato, frutto di tecniche agrarie e vinificazioni ancora ai primordi.

Bisognerà attendere il XII secolo perché nel Lazio si cominci ad elaborare una viticoltura di qualità: alla fine dell'800 i vini più noti del Lazio erano tutti ottenuti da vitigni autoctoni.
Una peculiarità della regione favorita particolarmente dalle condizioni climatiche, è stata la diffusissima produzione vinicola a livello familiare per l'autoconsumo, anche in aree non vocate.
L'evoluzione della viticoltura laziale è stata piuttosto lenta, con un passaggio molto graduale dalle colture promiscue a tecniche d’allevamento, come il tendone, volte soprattutto ad elevare la quantità prodotta. La modernizzazione è stata realizzata attraverso lo sviluppo delle cantine sociali, che hanno fornito impianti di vinificazione di dimensioni industriali, mentre hanno fatto difetto per molto tempo le imprese innovative.

Alla metà del XX secolo la viticoltura locale era caratterizzata da un ricco patrimonio ampelografico, ma a partire dagli anni ‘50/60si è assistito all’introduzione di varietà alloctone, più produttive ma meno caratteristiche. Questo fatto ha rischiato di privare la regione della sua base originale eterogenea e biodiversa.

L’ARSIAL (Agenzia per lo sviluppo e l’innovazione dell’ agricoltura del Lazio), in applicazione della Legge Regionale 15/2000 'Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario', ha iscritto i vitigni autoctoni che rientrano nella base ampelografica delle DOC e delle IGT del Lazio, oltre ad alcuni vitigni autoctoni minori coltivati in zone dove la viticoltura riveste un ruolo solo marginale, al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario a rischio di erosione.
Dalle ricerche e sperimentazioni effettuate su vitigni autoctoni minori quali la Rosciola (coltivata nell’alta Valle dell’Aniene), il Capolongo, il Lecinaro,  il Maturano ed il Pampanaro, (coltivati nella Valle del Liri ed in Val di Comino) e l’Uva Vipera (coltivata nel basso Pontino) sono emerse caratteristiche viticole ed enologiche di sicuro interesse.

Il loro utilizzo può contribuire ad una ulteriore tipicizzazione e caratterizzazione dei vini laziali, visto anche il forte legame con il territorio, la storia e le tradizioni locali.
Il nostro obiettivo è quello di proporvi vini di qualità che sappiano raccontare insieme ai nostri piatti la storia, la cultura e l’identità del territorio laziale.

UN'EMOZIONE:

Cesanese del Piglio 1970
Cantina Sociale Cesanese del Piglio - Piglio (FR)

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